La bocciatura non serve all’alunno né alla società

“L’altro nodo da aggredire per ridurre la dispersione è proprio quello della bocciatura… I dati delle bocciature sono drammatici, anche per le ricadute economiche: dalle analisi riportate nel Quaderno Bianco sulla scuola del 2007, realizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione insieme al Ministero dell’Economia, emerge che il costo di una bocciatura è di circa 8.000 euro ad alunno. Il 20% degli alunni della prima classe della scuola secondaria superiore è ripetente o ha già ripetuto almeno un anno: è come avere una classe di bocciati ogni cinque classi.
La soluzione per questi ragazzi non può essere quella di costringerli a ripetere gli stessi programmi scolastici, nella stessa maniera. Un ragazzo scarsamente motivato, privo a volte degli strumenti necessari per seguire proficuamente alcune discipline, è difficile che riesca a rimontivarsi e ad apprendere ripetendo l’anno nello stesso modo, senza che sia stato aiutato a rimuovere gli ostacoli di fondo e a ricostruire un interesse, una motivazione allo studio.
Per come è impostata, la bocciatura risulta priva di quella finalità riabilitativa e rieducativa… solo pochissimi infatti ce la fanno: i dati dimostrano che i ragazzi bocciati in terza media o al primo anno della scuola secondaria superiore sono destinati per il 70-80% a proseguire con ulteriori ripetenze, cambi di indirizzo, bocciature. E, infine, circa uno su due esce dal sistema educativo.
Quindi, la bocciatura non serve all’alunno, che rimane solo formalmente a scuola, fino all’adempimento dell’obbligo, senza conseguire un titolo o le competenze corrispondenti, né è utile alla società. Se la scuola riuscisse a rimotivare questi alunni, a “farsene carico”, allora senza inutili ripetenze, si potrebbe capire, dopo i 16 anni, se i suoi interessi e le sue attitudini siano tali da consigliarlo a proseguire per una qualifica o per un diploma.
Nessuno dovrebbe però essere rimesso per la strada (ormai neppure rimandati nei campi come negli anni ’60) senza le competenze di base per la cittadinanza e per il lavoro. E non si tratta di un obiettivo da idealisti: è quanto perseguito egoisticamente dai paesi più sviluppati per rimanere tali.”
Sono parole di Emanuele Barbieri, già dirigente del MIUR e prima dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna e curatore, tra gli altri, del rapporto “La dispersione scolastica in Emilia-Romagna“. Fanno parte di una conversazione tra Barbieri e me, contenuta nel libro “Scuola, missione incompiuta“, curato da Giuliana Lusuardi e da me.

Valutazione, voti e bocciature

Vi segnalo due interessanti articoli di Repubblica in relazione al tema delle valutazioni e delle bocciature nella scuola, con riferimento all’esperienza francese.
Sottolineo che, di fronte ad un tema di grande delicatezza, ancora una volta la Francia sceglie la strada di un’ampia consultazione tra esperti, mondo della cultura e dell’università.
Solo a seguito di questo confronto e dibattito a livello nazionale la politica e le istituzioni assumeranno le scelte conseguenti.
Una buona metodologia che l’Italia dovrebbe adottare, facendo così uscire la scuola da una prolungata condizione di isolamento e dal silenzio che la circonda.

“Non sono solo numeri quelli seduti ai banchi” – La Repubblica

Maria Pia Veladiano

Ci vuole un bel coraggio a dar principio alla marcia contro il voto. Oggi tutti sono soprattutto giudici di ogni cosa e sono piuttosto infallibili e a tutti si danno pagelle, agli scrittori, ai Papi e anche ai professori. Ma la scuola senza voti non è cosa nuova e bizzarra. Ricordare che a Barbiana i voti non c’erano è banale solo se nella tranquillizzante schizofrenia che ci permette di pensare quell’esperienza come esemplare e nello stesso tempo improponibile. Continua a leggere