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Mariangela Bastico, ex sottosegretario istruzione critica la chiamata diretta. “Dirigente non è un manager d’azienda” – Orizzontescuola

Sul proprio blog, l’ex Ministro del PD critica la scelta di questo Governo di concedere ai dirigenti scolastici la possibilità di scelta dei docenti. Una proposta, quella di Renzi, che suscita già polemiche all’interno del suo partito.

Ci sono aspetti positivi, ammette la Bastico in un post inserito sul proprio blog, come le 100mila assunzioni. Ce ne sono altre, però, che lasciano perplessi.

“Il dirigente scolastico – riassume la Bastico – può chiamare direttamente, attingendo da albi di distretto, gli insegnanti, in una prima fase quelli per l’organico funzionale e quelli per le attività integrative. Sulla base di quali criteri? Sulla base di quali elementi conoscitivi?”

“In sostanza – continua la Bastico – il dirigente viene assimilato in modo improprio a un manager di un’azienda privata. Ancora una volta viene riproposto un parallelismo tra scuola ed azienda, dimostrando di non comprendere assolutamente lo specifico della scuola che è una comunità educante, alla quale dovrebbero essere applicate norme proprie.”

Queste le critiche mosse.

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“E in quel piccolo mondo siamo cittadini e compaesani” – la Repubblica

di Ilvo Diamanti

L’esodo dalle città verso la provincia non è un fenomeno solo italiano. Riflette il deterioramento della qualità della vita e dell’ambiente soprattutto nelle periferie urbane. Dove si addensano i flussi migratori. Dove, al tempo stesso, il sistema residenziale e il paesaggio si sono degradati. Così, quelli che possono, se ne vanno. Per echeggiare il linguaggio dell’ecologia sociale: “evadono” dalle città e si “rifugiano” nei paesi più piccoli. Possibilmente, non lontano dai centri urbani, perché, comunque, le città restano il principale luogo di offerta di servizi. L’Italia, d’altronde, è un Paese di compaesani (come ha osservato il sociologo Paolo Segatti). Continua a leggere

“La solitudine al potere”. Crisi della democrazia rappresentativa – Corriere della Sera

MICHELE AINIS

La democrazia è un cantiere sempre aperto. Ogni giorno si forma e si trasforma, anche se per lo più non ci facciamo caso. La folla dei muratori nasconde l’opificio, la polvere di calcinacci ci impedisce di vedere. Eppure sta cambiando, qui, adesso. E la cifra della sua metamorfosi si riassume in una parola: solitudine. Dei leader, dei cittadini, delle istituzioni. Ne è prova il confronto tra l’uomo che ha segnato gli ultimi vent’anni e quello che forse dominerà il prossimo ventennio. Berlusconi inventò il partito personale, schiacciato e soggiogato dal suo capo. Ma un partito c’era, con i suoi gonfaloni, con i suoi colonnelli. Invece Renzi è un leader apartitico, senza partito. Ha successo nonostante il Pd, talvolta contro il Pd. Il suo colore è il bianco, come la camicia sfoggiata a Bologna insieme agli altri leader della sinistra europea. E il bianco è un non colore, non esprime alcuna appartenenza.
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