DDL “buona scuola”. Bene le assunzioni. Le nuove norme sui dirigenti modificano profondamente l’attuale sistema

Molte sono le norme contenute nel DDL sulla scuola, sulle quali il Parlamento è chiamato a discutere e decidere. Alcune sono positive, ad esempio le 100.000 immissioni in ruolo, sempre che siano attuate entro il primo settembre 2015, per l’anno scolastico 2015-16. Obiettivo assai arduo da conseguire, avendo il governo scelto l’approvazione di un disegno di legge, procedura parlamentare che molto difficilmente potrà essere compressa in tempi strettissimi, data anche la complessità e la delicatezza del DDL. Auspico quindi un rapido stralcio della norma sulle immissioni in ruolo, inserendola in un decreto legge.
Altre norme modificano strutturalmente alcuni elementi essenziali dell’attuale sistema scolastico pubblico. Mi riferisco in particolare alle norme che attribuiscono nuovi poteri e un ruolo del tutto innovativo ai dirigenti scolastici e a quelle relative al pagamento da parte dello Stato, attraverso le detrazioni fiscali, delle rette per la frequenza alle scuole elementari e medie private paritarie.
Il dirigente scolastico approva il piano dell’offerta formativa, sentiti i docenti!!! Ma il dirigente non ha un ruolo educativo, non svolge funzioni didattiche! Sarebbe come se il dirigente amministrativo di un’azienda sanitaria pretendesse di svolgere un intervento chirurgico! Il dirigente scolastico può chiamare direttamente, attingendo da albi di distretto, gli insegnanti, in una prima fase quelli per l’organico funzionale e quelli per le attività integrative. Sulla base di quali criteri? Sulla base di quali elementi conoscitivi?
Il dirigente scolastico sceglie il 5% dei docenti ai quali assegnare una premialità. Sulla base di quali parametri e con quali strumenti di valutazione? Quali fratture provocherebbe tra il gruppo dei docenti una scelta che non venga giudicata trasparente e motivata? Sappiamo bene che le scuole che funzionano meglio si basano ampiamente sul lavoro coordinato e condiviso dei docenti e che un docente “bravo” da solo non fa la “buona scuola”.
In sostanza il dirigente viene assimilato in modo improprio a un manager di un’azienda privata. Ancora una volta viene riproposto un parallelismo tra scuola ed azienda, dimostrando di non comprendere assolutamente lo specifico della scuola che è una comunità educante, alla quale dovrebbero essere applicate norme proprie. Relazioni tra adulti e studenti, relazioni tra docenti, tra ragazzi tra di loro, crescita, sapere, istruzione sono lo specifico (assai complesso) della scuola, che nulla ha a che vedere con un’organizzazione produttiva volta al mercato e al profitto.
Occorre uno sforzo di comprensione e di conoscenza del mondo della scuola, occorre assegnare ad essa obiettivi chiari di apprendimenti e di competenze che gli studenti devono conseguire; occorre di conseguenza definire percorsi e strumenti funzionali al conseguimento di questi obiettivi. Tutto ciò mi sembra sia mancato nell’elaborazione e nella proposta del documento “la buona scuola” e del DDL che da questo, con varie oscillazioni e cambiamenti, ne è derivato.

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