Femminicidio

Per prevenire e contrastare con efficacia la violenza contro le donne sono convinta si debba realizzare “un’operazione verità” di carattere culturale. E’ necessario fare emergere e far diventare convinzione comune ciò che sta alla base della violenza fisica e psicologica, degli stupri, della privazione della libertà, delle uccisioni delle donne da parte degli uomini: l’esercizio del potere, del dominio e il senso di proprietà degli uomini nei confronti delle donne.
Ancora oggi molta informazione, fortunatamente non tutta, presenta l’uccisione di una donna da parte del marito, compagno, ex fidanzato come determinata dalla gelosia, dalla non accettazione dell’abbandono, da legami morbosamente vissuti: l’aggressore viene presentato come un soggetto “deviante” in preda a sentimenti incontrollabili.
Mi hanno più volte colpita le immagini sui giornali, sui media che accompagnano le notizie, purtroppo pressoché quotidiane, delle morti, quasi sempre annunciate, di donne. Viene rappresentata la vittima, la donna, non l’aggressore; viene presentata mentre cerca di difendersi dal violentatore, mediante un’immagine che di fatto assume il punto di vista di chi la colpisce. Mentre non c’è alcuna rappresentazione dell’uomo, del colpevole in quanto uomo, che sparisce così dalla percezione collettiva.
Tanta strada deve essere ancora compiuta per raggiungere la consapevolezza diffusa che la violenza contro le donne e’ un fenomeno di portata sociale, non un insieme drammaticamente numeroso di fenomeni singoli; che è un fenomeno di carattere strutturale, che non può essere affrontato come una temporanea emergenza.
Per questo è stato giusto, dopo un dibattito molto ampio e ancora aperto, introdurre, come già in molti paesi del mondo, il termine femminicidio per individuare un insieme di violenze fisiche, psicologiche, di diversa gravità fino alla uccisione compiuti dagli uomini nei confronti delle donne, perché donne.
Le donne, pur organizzate, non possono farcela da sole. E’ necessaria una collaborazione attiva con gli uomini che credono e praticano il totale rispetto dell’autonomia, libertà e diversità delle donne. Non è più tempo della sottovalutazione, delle tolleranza, dei silenzi, ma quello dell’assunzione piena della responsabilità’ degli uomini in un impegno comune con le donne per una battaglia di civiltà, di libertà e di vita per tante donne.
Negli ultimi 20 anni molto hanno fatto e fanno i centri antiviolenza, gestiti da associazioni di donne, sia in quanto hanno saputo fare emergere il fenomeno, che un tempo era completamente sommerso sia in termini di aiuto reale e di sostegno alle donne che hanno avuto la forza di sottrarsi alla violenza.
I centri, che nel tempo sono aumentati in italia, pur in misura inferiore ad altri paesi europei, rappresentano un reale punto di riferimento per le donne in condizioni di difficoltà, anche se sono costretti in molti casi ad operare con scarsi finanziamenti pubblici e in assenza di una legislazione nazionale di sostegno e tutela.
Anche per la mia esperienza sulla scuola, in qualità di viceministro all’istruzione nel governo Prodi e prima di Assessore alla Formazione e istruzione della Regione Emilia-Romagna, ritengo che un ruolo fondamentale nella prevenzione alla violenza debba essere svolto dalla scuola.
è qui che si deve svolgere un lavoro educativo volto a superare gli stereotipi di genere tra i giovani, che, come dimostrano varie ricerche, sono molto radicati e, dalla mia esperienza, in via di rafforzamento rispetto al passato. Le opinioni diffuse sulla positività’ della gelosia, su una virilità aggressiva (l’uomo si deve far valere anche a costo di violenze), sulla liceità di schiaffeggiare una donna “quando se lo merita”, sono segnali da non banalizzare.
D’altro canto i ripetuti e gravi episodi di bullismo che si attuano nelle scuole non sono altro che violenze fisiche e psicologiche, vere persecuzioni, nei confronti dei più deboli, dei diversi, dei ragazzi disabili, gay o presunti tali, umiliazioni e violenze che determinano sofferenze drammatiche a coloro che ne sono vittime, che hanno condotto in alcuni casi al suicidio.
Educare al rispetto di ogni persona e delle diversità significa contrastare duramente queste forme di bullismo, non banalizzandole come ragazzate o scherzi un po’ pesanti, ma valutandole come aggressioni volutamente praticate su chi e’ in condizione di debolezza.
Come su molti altri temi la scuola ricopre un ruolo educativo importante, che potrà realizzare, se non si chiederà ad essa, come sempre più spesso accade, di realizzare un’azione educativa del tutto controcorrente con quanto i contesti familiari e sociali trasmettono e propongono come valore e disvalore.

dalla mia introduzione al libro “

Approfondimenti:

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  • Prima indagine nazionale sui costi economici e sociali della violenza contro le donne: Quanto costa il silenzio? A cura di Well_B_Lab e Intervita Onlus