La “ricetta” Bastico: tutti i posti vacanti ai precari, organico funzionale e formazione in servizio – La Tecnica della Scuola

di Alessandro Giuliani
La Tecnica della Scuola

Intervista a tutto campo all’ex vice-ministro dell’Istruzione: ci ha elencato le urgenze a cui il Governo dovrebbe porre rimedio. Ma anche perché tiene tanto ad eliminare il voto numerico alla primaria, per quale motivo prova disprezzo per la politica “stop and go” e perché c’è sempre più necessità di puntare su riforme vere: con un progetto educativo da condividere con chi le dovrà vivere. Ma prima di tutto serve un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e della società tutta.

Mariangela Bastico è stata per quasi due anni vice-ministro dell’Istruzione: dal 2006 al 2008 ha affiancato l’allora responsabile del Miur Giuseppe Fioroni nella guida di un’amministrazione scolastica gestita prima e dopo da lunghi Governi di centro-destra. La gestione Fioroni-Bastico ha prodotto lo storico piano di stabilizzazione di 150mila precari, mai portato a termine per la caduta del Governo. Ma anche una serie di provvedimenti spinti dalla volontà di rinnovare. Dallo scorso anno Bastico non è più in Parlamento, ma continua ad occuparsi di istruzione, a livello locale, nella sua terra emiliana. Nei giorni scorsi ha partecipato al “Cantiere scuola” di Terrasini, la tre giorni di confronto e di riflessione sul settore, dove i gruppi di lavoro hanno fornito proposte di riforma a costo zero. Come l’abolizione del voto numerico per la valutazione dei bambini nella scuola primaria introdotta dall’ex ministro Mariastella Gelmini. Una proposta verso la quale l’ex sottosegretario ha speso parole di compiacimento.

Dottoressa Bastico, non crede che a fronte di problemi enormi che affliggono la scuola italiana – valutazione, merito, alunni indietro rispetto all’area Ocse, personale non valorizzato, contratto bloccato, ecc. – parlare di favorevoli e contrari al voto numerico possa solo distogliere l’attenzione dalle cose più importanti?
È tanto grande l’incoerenza tra gli obiettivi di apprendimento per il primo ciclo basati sulle competenze e il voto numerico, che auspico che non si apra alcuna discussione e che semplicemente il Governo abroghi la norma voluta dal ministro Gelmini: una riforma a costo zero.

Se fosse ancora in Parlamento, quali sarebbero i punti su cui si impegnerebbe di più per risollevare la scuola?
Partirei dalle norme che hanno ricadute positive sugli studenti: l’obbligo di istruzione a 16 anni, con l’individuazione dei livelli essenziali delle conoscenze e competenze che devono essere conseguite da tutti i ragazzi; la stabilizzazione del personale precario su tutti posti vacanti e l’attuazione dell’organico funzionale. Sosterrei un processo di riforma dal basso, partendo dalle numerose e positive innovazioni che le scuole hanno attuato, valutandole e diffondendo quelle che hanno prodotto migliori risultati. A queste collegherei la formazione in servizio dei docenti, che deve essere obbligatoria.

Sempre a Terrasini sono arrivate importanti precisazioni da parte del sottosegretario Roberto Reggi, il quale nei giorni precedenti, in un’intervista a Repubblica, aveva espresso concetti, come le 36 ore di servizio per tutti i docenti, che lei stessa aveva criticato: è soddisfatta dalle precisazioni di Reggi?
Ha espresso chiarimenti importanti, anche se la scuola non può continuare a subire annunci e precisazioni. È già stata sottoposta a troppi “stop and go”, ora ha bisogno di certezze.

Non crede che certe innovazioni chiave vadano trattate prima nei luoghi deputati per legge (il Parlamento?). Oppure discusse con associazioni e sindacati di categoria?
Sono d’accordo, anche perché partecipazione e condivisione sono essenziali perché i cambiamenti vengano realizzati.

Sono passati sei anni da quando ha terminato l’esperienza di vice-ministro, però il problema del precariato non è cambiato. Anzi, si è acuito: perché non se ne esce?
Perché è rimasta viva la convinzione che la scuola possa essere ulteriormente tagliata. Quindi i governi non hanno proceduto alla copertura di tutti i posti vacanti, ne’ all’applicazione dell’organico funzionale. Il piano delle 150mila assunzioni era realizzabile, se non fossero intervenuti i tagli insostenibili di Gelmini-Tremonti.

Perché si è detta d’accordo con i rappresentanti del Governo quando dicono di voler introdurre una norma che assegni le supplenze ‘brevi’ agli insegnanti di ruolo ed elimini i supplenti per pochi giorni?
Le supplenze brevi, per loro natura, non per inadeguatezza dei docenti, non apportano contributi al progetto educativo. La loro “sostituzione” deve avvenire attraverso l’organico funzionale di scuola o di rete, già previsto dalla legge. Questo attribuisce alle scuole, per tre anni, una quota aggiuntiva di docenti rispetto alle classi e al monte ore complessivo, finalizzati all’ampliamento dell’offerta formativa, ad attività di recupero, a compresenze, a supplenze; da ciò derivano flessibilità nell’organizzazione e negli orari scolastici e stabilizzazione del personale; una strada giusta per ridurre il precariato.

Ma un’insegnante di ruolo non è già sufficientemente impegnato tra lezioni, preparazioni e correzioni compiti, riunioni, auto-aggiornamento e tanto altro? Non c’è il rischio di chiedere troppo a questi docenti?
Il tema delle supplenze brevi deve essere risolto attraverso l’organico funzionale, non aumentando le ore di insegnamento per i docenti di ruolo.

L’intervista completa all’ex ministro Mariangela Bastico è pubblicata nel numero doppio cartaceo (23 e 24) della “Tecnica della Scuola”, scaricabile anche on line.

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedintumblrmail