Le supplenze brevi e l’organico funzionale

Siamo consapevoli che il cambiamento nella scuola è necessario e che deve essere affrontato dal “verso giusto”: dalla parte del progetto educativo e dei ragazzi che devono essere accompagnati nella crescita e negli apprendimenti.
Così va considerato anche il tema delle supplenze brevi, che, lo sappiamo tutti, proprio per la loro brevità, non possono dare (a prescindere dal valore degli insegnanti) un contributo in nessuna di queste due direzioni.
“Le supplenze brevi vanno sostituite…” dichiara il Sottosegretario Reggi, non aggiungendo ulteriori ore di lezione ai docenti (Reggi ha smentito questa interpretazione della sua intervista a Repubblica), ma dando attuazione all’organico funzionale di scuola o di rete, come previsto dalla legge 35/2012.
Se è così la proposta, la condivido per molti aspetti, sapendo che non si tratterà di una “sostituzione” totale, ma di una scelta interessante per la valorizzazione del progetto di scuola e dell’autonomia scolastica, per l’introduzione di flessibilità negli orari e nella didattica.
Già il Ministro Berlinguer, giustamente in collegamento all’autonomia scolastica, introdusse e diede prime attuazioni all’organico funzionale, successivamente “smontate” dai governi di centro-destra e dai tagli feroci alla scuola. Ora è il momento di concretizzare le norme già esistenti (non occorre approvare nuove leggi!); e il governo sembra volersi impegnare in questa direzione.
Con l’organico funzionale si attribuisce alle scuole sulla base di parametri oggettivi, oltre ai docenti riferiti al numero delle classi e al monte ore complessivo, una quota aggiuntiva di docenti finalizzata all’ampliamento dell’offerta formativa, a progetti per ragazzi con disagio, ai corsi di recupero, alle compresenze e anche alle supplenze brevi: una dotazione complessiva di docenti, assegnati per tre anni, che prendono parte attiva alla definizione e realizzazione del POF e consentono flessibilità e innovazione didattica.
Questa scelta favorisce la stabilizzazione di un numero maggiore di docenti, rispetto a quelli dell’organico di diritto, garantendo continuità didattica e riduzione del precariato. Credo che obiettivo, anche per gli insegnanti precari, sia giungere ad un organico stabile corrispondente alle esigenze scolastiche, non ampliare la platea di coloro che hanno svolto un’attività scolastica, magari di pochi giorni, aumentando soltanto il numero delle persone in graduatoria, in un’attesa senza fine. Comprendo l’obiezione di chi dice “meglio piuttosto che niente”, ma non penso che questo possa essere l’obiettivo verso cui orientare le riforme.

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