Ma quale scuola vogliamo?

Ho letto le notizie che stanno emergendo sul piano scuola del governo e i primi commenti da parte delle organizzazioni sindacali, delle associazioni, e i tanti scambi di opinioni su FB e altri social network.
Ritengo che per una riflessione seria e non pregiudiziale manchino almeno due elementi fondamentali.
Il primo è la conoscenza di ciò che è la scuola oggi e del reale lavoro degli insegnanti. Credo, ad esempio, che riferirsi alle 18 ore di insegnamento diretto in aula come all’effettivo orario di lavoro degli insegnanti sia un errore macroscopico, che non riconosce ciò che effettivamente tutti gli insegnanti fanno. Poi c’è chi fa di più e chi di meno, anche per le caratteristiche specifiche degli insegnamenti (basti pensare alle prove scritte e ai tempi di correzione) e questo va riconosciuto. Poi ci sono le funzioni specifiche, i progetti, i corsi di recupero per i ragazzi, la preparazione delle lezioni, le riunioni obbligatorie….
Ma al di là dei conteggi, che vanno fatti, va riconosciuto che la qualità che la scuola italiana oggi ancora ha, pur nelle difficoltà, è dovuta all’impegno, alla competenza e alla passione di tanti insegnanti, dirigenti e personale ATA, che hanno svolto per tanti anni le loro funzioni ben al di là dei riconoscimenti economici e pur di fronte ai massacranti e ripetuti tagli e alle mancate riforme.
Ma la scuola non può continuare a vivere sulla buona volontà di chi vi lavora: è quanto mai necessario un intervento delle istituzioni, del Governo e del Parlamento, per dare obiettivi ed indirizzi chiari e sostegno alle conseguenti innovazioni. Per fare uscire la scuola dalla solitudine, dal cono d’ombra in cui è stata troppo a lungo lasciata.
La definizione delle finalità della scuola che vogliamo realizzare, della sua “mission” è la premessa indispensabile per il cambiamento che il MIUR, attraverso le parole del Sottosegretario Reggi, dichiara di volere imprimere. Per questo è necessario un dibattito che coinvolga le istituzioni pubbliche, gli enti locali, le Università, il mondo della cultura, le associazioni dei docenti e coloro che lavorano nella scuola. E a seguito di ciò il governo deve definire gli strumenti, le risorse e i passaggi che si intendono realizzare per ridisegnare la scuola che vogliamo.

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