Nel mondo della scuola: una riflessione a più voci

Una riflessione importante degli Amici del Muratori

“Scuola, missione incompiuta” è il titolo del libro, curato da Mariangela Bastico e da Giuliana Lusuardi, Vittoria Maselli Editore, che l’Associazione Amici del Muratori ha presentato in un’ iniziativa organizzata l’11 febbraio 2014 presso la sala del Consiglio Provinciale di Modena, come occasione di confronto sulla scuola oggi e sul suo futuro, partendo da una prospettiva storica.
La partecipazione è stata assai numerosa da parte di docenti, amministratori pubblici, dirigenti, associati, in un clima attento e aperto al dibattito, favorito dal fatto che la maggior parte dei presenti erano persone “di scuola”, specificità propria anche dei relatori dell’iniziativa e di coloro che hanno scritto i testi del libro.

Ha coordinato l’iniziativa l’allora Assessore all’Istruzione della Provincia Cristina Cerretti; sono intervenuti il presidente dell’Associazione Professor Giorgio Zanetti direttore del Dipartimento di Scienza della Formazione dell’Università di Modena e Reggio, il Professor Giorgio Siena, dirigente scolastico del Liceo Muratori e la Professoressa Mariangela Bastico, già Vice Ministro alla Pubblica Istruzione nel secondo governo Prodi.
La “missione incompiuta”, non impossibile, della scuola italiana è quella di essere in grado di colmare o almeno ridurre le sempre più profonde differenze di partenza degli studenti, determinate dalle condizioni familiari, sociali e culturali di ciascuno, tali da segnare fin dalla più giovane età “il destino” delle persone, ha spiegato nel suo intervento iniziale Mariangela Bastico. “Missione incompiuta” è quella di riuscire a condurre tutti i ragazzi, tutti e non uno di meno, a conseguire un livello di conoscenze e di competenze che li renda cittadini consapevoli e consenta loro di affrontare la vita professionale e il lavoro. Una scuola inclusiva, che offra a ciascuno la possibilità di migliorare la propria condizione e di costruirsi un futuro sulla base dei propri talenti, costituisce un caposaldo fondamentale della democrazia, il cardine attraverso cui rendere esigibili i diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti, a incominciare dal diritto di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione. La scuola italiana oggi non riesce a conseguire questi obiettivi. Le differenze di partenza, già molto rilevanti, non vengono ridotte, anzi spesso si accrescono. Il numero dei ragazzi che lascia la scuola senza avere conseguito né un diploma né una qualifica professionale è elevato (18 su 100), molto al di sopra della media europea e degli obiettivi che l’Unione Europea ha dato agli Stati membri, con enormi costi umani, sociali ed economici. Ma la politica e le istituzioni pubbliche hanno dato con chiarezza alla scuola questi obiettivi e le risorse economiche e di personale per conseguirli? Questo interrogativo e le modalità attraverso cui compiere la “missione” sono tra i temi sviluppati nel testo attraverso contributi di vari autori, che li collocano in una prospettiva storica ed individuano percorsi di innovazione e di uscita in avanti dalla crisi che la scuola sta vivendo. E’ una crisi determinata da mancate riforme, soprattutto quella della scuola superiore e dell’obbligo di istruzione; dagli insostenibili tagli che in particolare i governi di centro destra hanno praticato sull’istruzione; da una più generale crisi delle istituzioni pubbliche e dai profondi cambiamenti sociali e delle famiglie; dalla marginalità sociale nella quale la scuola e’ stata confinata, dal cono d’ombra dal quale viene fatta uscire solo a fronte di conflittualità, disfunzioni, per segnalarne i punti di crisi, mai per valorizzarne la centralità nel percorso di crescita di ogni studente. C’è bisogno, oggi, di un’innovata attenzione da parte delle istituzioni, della politica e della società tutta nei confronti della scuola, avviando una discussione approfondita a livello nazionale sugli apprendimenti in termini di saperi e di competenze che i ragazzi devono conseguire nelle diverse fasi del percorso scolastico, sulle innovazioni nella didattica per favorire le diverse modalità di apprendimento e valorizzare le differenti intelligenze degli studenti, sul ruolo degli insegnanti e sulla loro formazione in ingresso e in servizio. Un dibattito che in Italia e’ mancato, a differenza che in altri Paesi europei che hanno realizzato importanti e positive riforme scolastiche. Pressoché totale e’ stato il silenzio degli intellettuali e delle Università sui saperi irrinunciabili e sugli imprescindibili contenuti scientifici e culturali per il sistema nazionale d’istruzione, sulle competenze, temi assolutamente prioritari rispetto agli aspetti organizzativi e di funzionamento, che invece oggi costituiscono il punto di partenza e il centro di ogni dibattito e decisione. Preso atto di una lunga fase di riforme annunciate e mai attuate, i relatori si sono soffermati sui cambiamenti realizzati e realizzabili all’interno della scuola, dando valore e riconoscimento alle
competenze dei docenti e dei dirigenti e alla loro capacità e determinazione a sperimentare. Molto e’ stato fatto nelle scuole per affrontare gli effetti dei grandi mutamenti sociali e familiari, per accogliere e accompagnare studenti sempre più diversi, spesso più soli, portatori di disagi e di capacità, studenti stranieri, provenienti da tutti i paesi del mondo, con lingue, culture, religioni diverse.
Ebbene gli insegnanti e i dirigenti hanno affrontato, in troppa solitudine, queste immani trasformazioni. Hanno cambiato dall’interno una scuola che il Ministero e il Parlamento in tanti anni non sono riusciti da riformare. E’ necessario che queste esperienze vengano da una lato sostenute, anche con maggiori risorse economiche, e vengano scientificamente validate, in modo da poterle diffondere ed applicare in diversi contesti. Questo ha affermato il Professor Zanetti, auspicando un più ampio e positivo rapporto con le Università, nelle fasi della formazione e valutazione scientifica delle sperimentazioni, una valutazione non volta a creare “graduatorie”, a erogare “premi o castighi”, ma a cogliere gli elementi di positività e a renderli trasferibili. Con la stessa modalità, può e deve realizzarsi la formazione in servizio, obbligatoria, che parta dalle esperienze, evidenziandone le criticità e i punti di forza, che valorizzi il mentoring e la trasmissione tra insegnanti di maggiore esperienza rispetto ai nuovi entrati e ai giovani in tirocinio. Sui cambiamenti “dall’interno” si è soffermato anche il Prof. Siena, sottolineando come l’autonomia scolastica, elemento essenziale per valorizzare il ruolo dei docenti e dei dirigenti, non sia stata realizzata, anzi sia stata costantemente compressa dalla continua riduzione delle risorse assegnate alle scuole e dalle norme che mantengono al Ministero la gestione del personale. Il centralismo nella scuola non è stato scalzato dal proclamato e mai applicato federalismo. Nel libro, Giorgio Siena ha portato un interessante contributo sulle innovazioni didattiche che le scuole hanno realizzato a seguito del drammatico terremoto del maggio 2012, innovazioni che hanno portato la scuola “fuori dalla scuola”, in una stretta relazione con il mondo del lavoro, con l’associazionismo e le strutture sociali del territorio. Così come innovativa e positiva e’ stata la realizzazione di edifici scolastici, sicuri e funzionali, progettati e realizzati in tempi brevissimi e con costi molto ridotti. Dalle esperienze e dalle emergenze nascono idee e punti di vista nuovi, sui quali occorre riflettere, discutere e studiare, attingendo da altre esperienze e realtà e facendo ricorso alla memoria, che consegna percorsi già sperimentati, ma non chiusi, fonte di stimoli e base solida per le innovazioni. Interessante e’ stata la posizione espressa da Giorgio Zanetti sugli effetti delle nuove tecnologie sugli apprendimenti e sui percorsi formativi degli studenti. Prendendo spunto provocatoriamente dal libro di recente pubblicazione “Demenza digitale” del neurofisiologo tedesco Manfred Spitzer, Giorgio Zanetti ha stimolato ad un’analisi scientificamente condotta su esperienze in vari contesti e differenziate, alla quale gli insegnanti possono e devono dare decisivi contributi. Solo questa può offrire indicazioni serie sugli effetti delle nuove tecnologie e costituire una base scientifica, o almeno non pregiudiziale, per le scelte da effettuare in ambito scolastico, ben sapendo che le nuove tecnologie sono ampiamente fruite dai bambini e dai ragazzi al di fuori della scuola. Mariangela Bastico ha concluso l’incontro, dopo alcuni interessanti interventi dei presenti, sostenendo che la scuola può e deve proseguire le esperienze di riforme dall’interno, valorizzando maggiormente l’autonomia e il ruolo dei docenti; ma che ciò oggi non e’ più sufficiente: e’ necessario che la Repubblica, intesa come Stato, Regioni, Autonomie locali, Università e la società assumano un innovato impegno e responsabilità nei confronti dell’istruzione, definendo con chiarezza la “missione” e gli obiettivi di apprendimento che le autonomie scolastiche devono conseguire. Quello che è avvenuto nel passato, quando la scuola, cardine portante dello Stato unitario, e’ stata chiamata ad un impegno di alfabetizzazione di grandi masse di persone, alla creazione di una lingua e di una storia comuni, alla formazione e selezione delle classi dirigenti del Paese, può e deve accadere anche ora, soprattutto ora, cercando risposte ai problemi, complessi e spesso drammatici, della nostra società nel mondo globalizzato. Un pomeriggio interessante e ricco, che da’ senso all’impegno associativo, volto a creare occasioni di riflessione comune sul futuro, partendo dalla conoscenza della realtà e dalla valorizzazione della memoria.

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