Novità dal Miur

La Repubblica di oggi presenta le novità, “la rivoluzione in arrivo”, il nuovo piano per la scuola, che il MIUR ha elaborato, accompagnando l’articolo “Patto sulla scuola. Un premio ai prof ma dovranno lavorare di più” da un’intervista al sottosegretario Roberto Reggi.
Un insieme di annunci, che non definirei certamente “patto”, dal momento che non sono stati né presentati né discussi con i sindacati, con le associazioni dei docenti e dei dirigenti, con chi lavora nella scuola.
Annunci poco applicabili, sia per mancanza di chiarezza, sia di risorse, sia di condivisione, sia di strutture. E gli annunci, oggi meno che mai, non vanno bene per una scuola già troppo stressata da riforme annunciate, magari approvate sulla carta, ma mai applicate.
Ci sono tante, troppe cose, che vanno sviscerate, capite nei loro contenuti, approfondite.
Alcune proposte mi sembrano condivisibili, ad esempio che le supplenze brevi siano a carico degli insegnanti interni: ma questo vale se si attua l’organico funzionale, di cui nel piano del MIUR non sembra esserci traccia.
Quindi, servono approfondimenti e una discussione aperta, senza pregiudizi.
Per questo, non mi sembra giusto partire su una base “negativa”, “la scuola non sarà più un ammortizzatore sociale”, che troppo fa tornare alla mente il discredito, i giudizi denigratori sugli insegnanti che gli indimenticati Ministri Moratti e Gelmini hanno ripetutamente espresso, in accompagnamento alle “loro” riforme.

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2 pensieri su “Novità dal Miur”

  1. Quello che risalta sui giornali mi sembra fumoso e poco attendibile. Certamente vi è urgente bisogno di un nuovo contratto e, prima ancora, di una radicale inversione di tendenza rispetto alle follie della scuola-azienda e dei Dirigenti-pseudo-manager, con tutto il corollario di demenziale terminologia pseudo-economicistica (crediti, debiti, offerta, utenti, ecc…).
    Da subito si potrebbero prendere in considerazione e riformare alcuni aspetti, se davvero si intende cambiare in modo concreto e significativo e ridare dignità all’avvilita scuola italiana:
    1) l’Esame di Stato a conclusione delle scuole superiori : oggi comporta un abominevole sciupìo di carta (un solo esempio: quest’anno, per le tracce della prima prova scritta a ciascun candidato sono stati forniti 7 fogli formato A4; per più di 490.000 candidati si arriva all’incredibile risultato di 3.430.000 e più fogli!) e rappresenta il trionfo della più ottusa burocrazia: verbali per tutto, firme ovunque, per concludere col rituale ottocentesco della ceralacca. L’utilizzo della tecnologia informatica (Commissione Web, partita in ritardo quasi ovunque) non ha finora affatto favorito la tanto sbandierata de materializzazione. Nessun altro sistema scolastico europeo ha qualcosa di lontanamente paragonabile a ciò!.;
    2) la creazione di una vera carriera docente: deve passare attraverso la messa a regime del sistema di reclutamento, dopo le scempiaggini dei TFA e dei PAS che stanno facendo rimpiangere le pur criticabili SSIS, e la messa a punto di un’articolazione progressiva della stessa: non è più possibile ipotizzare che un docente, ottenuta la dicitura “a tempo indeterminato” – unica in Europa! – resti immobile per trenta/quarant’anni a fronteggiare gli adolescenti che gli si parano davanti! Costruire una carriera significherebbe ipso facto permettere alle giovani leve di accedere prima alla professione, di essere seguite e formate da docenti tutor, ecc…;
    3) il meccanismo dei concorsi, a tutti i livelli: deve essere profondamente modificato, valanghe di ricorsi ne hanno inficiato il senso, i risultati recentemente ottenuti sono la negazione di qualunque elementare principio di razionalità ed efficienza;
    4) il tempo scuola: altro che abbreviare di un anno! Le conoscenze sono aumentate, la scuola dovrebbe essere pensata come un’agenzia culturale del territorio, un luogo di educazione alla cultura e al continuo aggiornamento. Non si tratta di trasformarla in un servizio di baby-sitteraggio, ma di renderla vivibile e praticabile a diversi livelli: esisterebbero già le competenze e le opportunità, si tratta di dare loro la possibilità di esprimersi;
    5) il raccordo tra Scuola e Università: finora la didattica è abbandonata a se stessa, all’Università la si snobba, il tentativo delle SSIS è miseramente fallito. Ma finché non si affronterà anche questo aspetto, sarà inutile lamentarsi dell’impreparazione dei docenti o del fatto che tale professione sia sempre meno appetibile per le nuove generazioni.

    Stefano Casarino

  2. E’ condivisibile che le supplenze brevi siano a carico degli insegnanti interni? Spero abbia capito male.
    Secondo lei tutte le/i supplenti che per anni stanno sperando di essere assunti, a questo punto è meglio che trovino un altro lavoro? e quale? Alcuni/e di loro hanno già un’età difficile per trovare lavoro!

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