PavoneRisorse – Quale futuro per il sistema di valutazione?

Sono ormai almeno 15 anni che in Italia si parla di valutazione di sistema (scuole, insegnanti, ecc..) eppure siamo quasi fermi.
E’ dovuto solo alle inevitabili resistenze interne oppure c’è anche un po’ di inerzia della politica?

Più che inerzia ci sono stati pesanti errori della politica sulla valutazione delle scuole. I governi di centro-destra hanno introdotto, o peggio, minacciato l’introduzione della valutazione, sulla base di presupposti, a mio avviso, errati: la valutazione è stata presentata come strumento per individuare “i buoni” e i “cattivi” (docenti e dirigenti), a cui, attraverso la stessa, dare “premi” e “castighi”, quali riconoscimenti di carattere economico e di progressione di carriera.

Da qui si è determinata una grande confusione tra i diversi livelli di valutazione, sovrapponendone le finalità e le metodologie, che invece avrebbero dovuto rimanere ben diversificate.
C’è la valutazione volta a misurare l’efficienza e l’efficacia dell’organizzazione complessiva della singola autonomia scolastica, evidenziandone gli elementi di forza e di debolezza, per renderli rilevabili e riproducibili in altre scuole.
C’è la valutazione volta a misurare gli apprendimenti dei ragazzi in termini di crescita relativa: non quindi i risultati raffrontati in termini assoluti, ma la misurazione di quanto gli studenti hanno appreso in termini di saperi e di competenze nel corso di un ciclo scolastico. Solo attraverso questa metodologia si può misurare quanto la scuola riesca a determinare la crescita culturale dei ragazzi, essendo ben consapevoli dell’incidenza, ancora purtroppo prevalente, dei contesti sociali, culturali e familiari in cui i giovani vivono. La misurazione in termini assoluti costituisce una enorme discriminazione a danno delle situazioni più difficili e degli insegnanti che operano, spesso con grande competenza e passione, in questi contesti.
Infine può esserci la valutazione dei singoli docenti e dirigenti, da svolgersi con grande prudenza, al fine di non disperdere l’elemento essenziale per la qualità dell’istruzione, cioè il lavoro di gruppo dei docenti e del personale della scuola.
La politica ha il compito di fare scelte chiare sulla valutazione, ma, ora, dovrebbe avere una priorità: rimettere al centro l’investimento in istruzione, quale leva essenziale per il futuro di ogni persona e per uscire in avanti da questa terribile crisi economica e sociale. Priorità spesso declamata, ma raramente praticata.

Testo integrale dell’intervista su pavonerisorse.it

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