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Ddl di stabilità e scuola: ancora tagli!

Quando si impongono tagli alla scuola – e voglio ricordare che con i massacri operati da Gelmini e Tremonti e da un lungo trend di tagli possiamo a buon diritto dichiarare che la scuola ha già dato – è necessario valutare bene gli effetti strutturali e sulla qualità educativa che si producono su questo sistema delicatissimo.
La scelta di abolire i componenti esterni (ad eccezione del presidente) nelle commissioni di maturità porta a ricadute strutturali assai negative sulla valutazione e sul valore legale del titolo di studio.
L’abolizione dell’esonero e del semi esonero dall’insegnamento per i collaboratori del dirigente scolastico non tiene conto della ampiezza e complessità (per numero degli alunni, per molteplicità delle sedi, per diversificazione dei corsi di studio) delle autonomie scolastiche. E del fatto che molte scuole non hanno il dirigente titolare e che la dirigenza viene attribuita al dirigente di altro istituto.
Il taglio di oltre 2000 unità di personale ATA e delle supplenze dello stesso non tiene conto che già molte scuole avevamo segnalato difficoltà enormi nella sorveglianza e nell’apertura di sedi e che le funzioni delle segreterie sono sempre più complesse.
Positiva è la scelta di investire risorse nel piano di quasi 150.000 immissioni in ruolo: 1 miliardo di euro nel 2015 e 3 nel 2016. Un piano doveroso, anche in relazione alla necessità di adeguarsi alle indicazioni europee sulla durata e sulla ripetitività dei contratti precari, e giusto per la continuità didattica e per il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione di persone che, per anni e a volte per decenni, hanno lavorato da precari nella scuola.
Il saldo tra le risorse destinate alla stabilizzazione dei docenti e quelle tagliate al MIUR avrebbe un segno negativo per oltre un miliardo di euro: un’ulteriore ingiusta e insostenibile sottrazione di risorse alla scuola, che certamente non si concilia con gli obiettivi e le strategie enunciate dal progetto del Governo “la buona scuola”.
Due osservazioni, infine. Negativo è che non vengano previsti interventi per il diritto allo studio e che nel rinvio all’organico funzionale si faccia continuo riferimento al suo utilizzo per supplenze e sostituzioni. Non credo che questo sia l’obiettivo primario dell’organico funzionale, che dovrebbe invece dare sostanza all’autonomia didattica delle scuole e alle loro innovazioni, ai progetti di recupero e di lotta all’abbandono.

Come ascoltare la scuola

Vi segnalo l’articolo di fondo del Corriere della Sera, “La solitudine al potere. Crisi della democrazia rappresentativa“, di Michele Ainis: condivido la sua lucida analisi, a partire dalla quale vorrei svolgere alcune riflessioni sulla consultazione sul piano scuola presentato dal Presidente del Consiglio, che partirà dal 15 settembre.
I momenti di consultazione finora avviati dal Governo e dal Pd, penso ad esempio a quello del Pd sulla scuola, non sono stati un luogo di scambio, di riflessione comune, collettiva, ma “lo strumento per stabilire un rapporto verticale con il leader, nel vuoto di rapporti che segue l’eclissi di ogni aggregazione collettiva” (Michele Ainis). Gli interventi massimo di 3 minuti (se orali) o di qualche centinaio di caratteri (se scritti) si sono sommati, senza alcuna interazione tra loro, e senza ottenere alcuna “risposta” da colui o da coloro che hanno dato avvio alla consultazione, in termini di riflessione conclusiva.
Temo che si caratterizzerà così anche la preannunciata consultazione sul piano scuola.
Se questo è lo stato di fatto attuale, sono convinta che non corrisponda assolutamente a quello di cui oggi abbiamo bisogno, ognuno di noi, la scuola, le comunità, il Paese…
E’ grande e diffuso, infatti, a mio avviso, il bisogno di sentirsi parte di una comunità, di identificarsi in idee e scelte comuni, la voglia di fare insieme, di trovare risposte comuni a problemi sempre più profondi e complessi…
Certamente, di fronte alle difficoltà, è forte per molti la tentazione della “delega”, di affidarsi ed affidare la soluzione dei problemi all’uomo solo al comando, a quello del “ci penso io…”; ma è una strada che non può portare a solidi risultati, quelli che durano non un giorno, per essere poi annullati il giorno successivo, ma quelli su cui si può costruire, con costanza e determinazione, il futuro.
Lo sappiamo, ma ricordiamolo insieme ancora una volta: la scuola è una comunità, che può solo ragionare nel medio periodo (educare ed istruire necessitano di tempi lunghi e di tanta costanza). Ha quindi bisogno di essere ascoltata, governata e modificata con metodi e norme coerenti alla sue caratteristiche.