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“La solitudine al potere”. Crisi della democrazia rappresentativa – Corriere della Sera

MICHELE AINIS

La democrazia è un cantiere sempre aperto. Ogni giorno si forma e si trasforma, anche se per lo più non ci facciamo caso. La folla dei muratori nasconde l’opificio, la polvere di calcinacci ci impedisce di vedere. Eppure sta cambiando, qui, adesso. E la cifra della sua metamorfosi si riassume in una parola: solitudine. Dei leader, dei cittadini, delle istituzioni. Ne è prova il confronto tra l’uomo che ha segnato gli ultimi vent’anni e quello che forse dominerà il prossimo ventennio. Berlusconi inventò il partito personale, schiacciato e soggiogato dal suo capo. Ma un partito c’era, con i suoi gonfaloni, con i suoi colonnelli. Invece Renzi è un leader apartitico, senza partito. Ha successo nonostante il Pd, talvolta contro il Pd. Il suo colore è il bianco, come la camicia sfoggiata a Bologna insieme agli altri leader della sinistra europea. E il bianco è un non colore, non esprime alcuna appartenenza.
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Rivoluzione scuola, ecco il piano “Meritocrazia e apertura ai privati”

E’ questo il titolo dell’articolo de “la Repubblica” di oggi che contiene le anticipazioni del piano scuola, che verrà presentato venerdì 29 agosto in Consiglio dei Ministri.
Vi confesso che non amo gli annunci, nè le promesse di “sorprese” o di effetti speciali. Tanto più non li amano coloro che lavorano nella scuola, che da anni sono stressati da annunci e da cambiamenti promessi e non realizzati, da stop and go su decisioni assunte e presto ritirate; la scuola ha bisogno di punti fermi, di certezze e soprattutto di realizzazioni.
Non vorrei commentare anticipazioni e titoli giornalistici, ma devo dire che dei due contenuti evidenziati nel titolo di “la Repubblica” – “meritocrazia e apertura ai privati” – non me ne convince nemmeno uno, o meglio sono contraria ad entrambi.
La proposta, se ci sarà, di sostenere attraverso la detassazione il pagamento delle rette per le scuole private costituisce un finanziamento diretto alle stesse, non collegato a specifici progetti di miglioramento nè al diritto allo studio di competenza regionale. Vogliamo ricordare ancora una volta l’art. 33 della Costituzione? Nessuna pregiudiziale ideologica, quindi, ma rispetto della Costituzione.
La “meritocrazia” per ora è una pura enunciazione, non essendo in alcun modo chiarite le modalità attraverso le quali troverebbe attuazione nella scuola. Con quali modalità e criteri di valutazione? Tra chi si misurerebbero “i premi e i castighi”, tra insegnanti, tra dirigenti, tra alunni, tra scuole?
Leggo con preoccupazione un accenno, minimamente sviluppato, al doppio canale “modello tedesco”, che “funziona bene da trent’anni” (dichiarazione del Ministro Giannini). Sarei meno certa del Ministro sull’eccellente funzionamento del sistema duale in Germania, ma non è questo l’oggetto della discussione. Sono, invece, molto interessata (e molto preoccupata) a conoscere la proposta del Governo per dare attuazione a questo sistema in Italia.
Ho letto parole durissime del Ministro Giannini contro le supplenze, definite “agente patogeno del sistema scolastico, un batterio che dobbiamo eliminare”. Consiglierei al Ministro di indirizzare queste valutazioni ad altri elementi che hanno afflitto la scuola pubblica in Italia in questi anni, primi fra tutti i tagli insostenibili e le mancate riforme. Non sono certo un’appassionata delle supplenze, e mi sono più volte pronunciata a favore dell’organico funzionale di scuola o di rete, ma non penso che tanto male abbiano fatto alla scuola.
I 10 punti evidenziati nell’articolo, ricavati dalle anticipazioni del Ministro, contengono molti elementi positivi e condivisibili, peraltro, già più volte annunciati, dibattuti nei convegni e normati in testi di legge. Si tratta di darvi attuazione, con coerenza, determinazione e con le risorse necessarie, ovviamente senza sprechi. Questa è la vera prova a cui è chiamato il Governo.

Auspico, come peraltro preannunciato dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell’istruzione, che intorno a questo insieme di proposte, che dovrebbe avere una valenza di medio-lungo periodo, ci sia un ampio confronto, che si alimenti nel Paese un qualificato dibattito culturale, sociale e politico sulla scuola che vogliamo. La scuola ha bisogno di attenzione da parte della società, di riflessione intorno ai cambiamenti necessari, di risorse e di concretizzazioni.

Molte le anticipazioni sul provvedimento scuola di fine agosto

Ho visto numerosi articoli sui possibili contenuti del provvedimento sulla scuola che il Presidente del Consiglio ha annunciato per fine agosto. Ve ne segnalo alcuni:

L’organico di rete è, a mio avviso, un’eccellente proposta. Si tratta dell’applicazione dell’organico funzionale triennale non nelle singole scuole, ma per rete di scuole. Una modalità che risulta più flessibile, ma che consente ugualmente di attribuire alle scuole una disponibilità di docenti ulteriore rispetto all’orario di cattedra, utilizzabile per diverse iniziative, sulla base degli obiettivi del piano dell’offerta formativa. L’organico di rete e l’organico funzionale non sono una novità nell’ordinamento scolastico: il primo è stato introdotto con legge n. 35/2012 dal Ministro Profumo, il secondo già dal Ministro Berlinguer. Ma non hanno mai avuto pratica attuazione, nonostante i numerosi annunci. Comprendo le preoccupazioni espresse nell’articolo di Tecnica della scuola relative ai precari, ma credo che obiettivi prioritari da perseguire siano la stabilizzazione del personale, la continuità didattica e la certezza (almeno triennale) delle risorse su cui le scuole possono fare affidamento.
Su quota 96, dopo le tensioni intorno alla norma approvata alla Camera e poi cancellata, non si ha alcuna certezza, al di là di un impegno dichiarato dal Presidente del Consiglio nei momenti di massima conflittualità.
Sulle materie da “reinserire” nella scuola superiore sarebbe fondamentale fare una riflessione complessiva, sulla base degli obiettivi di apprendimento che devono essere conseguiti dagli studenti, e non aggiungere qua e là un’ora settimanale di insegnamento, ad esempio di geografia, di arte o di altra disciplina cancellata dalla devastante riforma Gelmini.
Vedo con piacere l’abbandono della scelta dei tablet a favore della diffusione della banda larga.
Ma qui mi fermo, perché credo che al più presto il Governo debba presentare le proprie proposte, che siano chiare, realizzabili, supportate dalle risorse necessarie e che siano aperte ad un ampio confronto. Non è più il momento degli annunci, delle promesse, ma quello delle realizzazioni, finalizzate a conseguire, passo per passo, la scuola che vogliamo.