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Ghizzoni al Corriere della Sera su quota96

Vi segnalo la risposta dell’On. Ghizzoni all’articolo del Corriere della Sera “Il gambero delle pensioni”

Poche righe per chiarire un aspetto dell’editoriale odierno del prof. Ferrero, apparso sul Corriere della Sera (e che riprende le critiche già espresse ieri dal Cottarelli).
Non mi soffermo sulla legittima opinione espressa dall’editorialista nei confronti della riforma Fornero, ma tengo a precisare una cosa: il DL 90 e, nella fattispecie la norma riguardante il la cosiddetta Quota96 del comparto scuola, non interviene sull’impianto del sistema previdenziale. Più correttamente, la noma emenda un errore che la stessa ex ministra Fornero ha ammesso e cioè quello di non aver riconosciuto la specificità del comparto scuola dove, indipendentemente dal momento in cui si maturano i requisiti, in pensione ci si va solo il primo di settembre.
Quindi, non è stato concesso alcun privilegio a questi lavoratori che, lo ricordiamo ancora, non sono esodati e non sono stati trattati da esodati. Abbiamo semplicemente ristabilito l’esercizio di un diritto, diritto leso per “errore”.
E alla politica spetta anche questo compito: sanare le ingiustizie e proporre modelli di equità. Noi ci stiamo provando.

Il gambero delle pensioni – Il Corriere della Sera

La controriforma delle deroghe

di Maurizio Ferrera

La riforma pensionistica Fornero ha avuto due grandi meriti: il contenimento della spesa e l’introduzione di nuove regole uguali per tutti. Il sacrificio chiesto agli italiani è stato elevato. Ma eravamo davvero in una situazione di emergenza finanziaria, peraltro non ancora interamente superata.
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Quota 96: “la prossima settimana è quella decisiva”

Questa è la dichiarazione dell’on. Manuela Ghizzoni (PD), che, già dalla scorsa legislatura insieme con me, si era impegnata affinché si modificasse la normativa pensionistica Fornero per gli insegnanti; normativa che non teneva in alcun conto, come sempre avvenuto nei precedenti provvedimenti, della specificità del personale della scuola che, per ragioni di continuità didattica, pur avendo maturato i requisiti pensionistici già al 31 dicembre, può andare in pensione solo un giorno all’anno, il 1° di settembre dell’anno successivo. Una palese ingiustizia, non ancora sanata, nonostante le dure battaglie parlamentari condotte da Ghizzoni alla Camera e da me al Senato.
Ora sembra che si possa giungere ad una positiva soluzione, anche a seguito della convergenza di tutte le forze politiche sulla necessità di modificare la normativa. Naturalmente occorre il via libera del governo e della Ragioneria generale per quanto riguarda le coperture economiche, elemento sul quale sono naufragati i precedenti tentativi di modifica, anche per una sovrastima dei costi dell’operazione effettuata dalla Ragioneria.
Manuela Ghizzoni è ora la prima firmataria di uno specifico emendamento su “Quota 96” al cosiddetto decreto-legge Madia, quello che prevede misure per la Pubblica amministrazione, che dovrebbe essere convertito in legge prima di ferragosto. Tempi molto stretti, ma sufficienti per consentire il pensionamento dal primo settembre di tanti insegnanti che avevano già maturato questo diritto.
Sono cautamente ottimista: già in passato abbiamo avuto feroci delusioni nei percorsi parlamentari degli emendamenti su “Quota 96”. Con alcuni insegnanti, ancora coinvolti ed impegnati, ci siamo ripromessi di partecipare ad una festa comune, in caso di esito favorevole, anche per ritrovarci tra persone che hanno condiviso obiettivi di equità e un reale percorso partecipativo.